| POSSONO VEDERE LE PROVE
DELL'ESISTENZA DI DIO GRAZIE ALLA COSCIENZA MORALE
Qualsiasi persona coscienziosa si interroga su ciò che lo circonda. Un
uomo sensato facilmente noterà che ruota nel creato in maniera impeccabile,
in un universo perfetto.
Riflettiamo un solo istante sull'ambiente e sulle condizioni nelle quali
ci troviamo: viviamo in un mondo concepito sottilmente e pensato nei minimi
dettagli. Il corpo umano è sconvolgente per quanto è perfetto. Durante
la lettura di questo libro, il vostro cuore batte in maniera indefettibile,
la vostra cute si rinnova, i vostri polmoni puliscono l'aria che respirate,
il vostro fegato assorbe il sangue e milioni di proteine vengono sintetizzate
ogni secondo nelle vostre cellule al fine di garantire la vita. Pertanto,
l'uomo vive incoscientemente migliaia di altre attività del proprio corpo,
senza rendersi conto dei processi che vi si realizzano.
Ma questo non è tutto: parliamo del Sole, distante milioni di chilometri
dal nostro pianeta, che fornisce la luce, il calore e l'energia delle
quali abbiamo bisogno. La sua distanza dalla Terra talmente perfetta che
non possiamo credere né che questa sorgente d'energia ci bruci, né che
in mancanza causi il gelo della Terra.
Guardiamo il cielo, al di là del suo aspetto e del suo estetismo, per
capire come la massa d'aria che circonda la Terra protegge nello stesso
tempo l'uomo e tutti gli esseri viventi da qualsiasi eventuale aggressione
esterna. Senza l'atmosfera, nessun essere vivente sopravvive.
Riflettendo su questo ci si domanderà come si è stati creati, come è
stato creato l'universo nel quale si vive e come si è mantenuto. Viene
offerta, in questo caso, un'alternativa: sia l'intero universo, sia i
pianeti, sia le stelle, che tutti gli esseri viventi sono esistiti all'esito
di una serie di coincidenze. In questa prospettiva, gli atomi, le più
piccole unità della materia che vagano liberamente, si uniscono accidentalmente
per formare le cellule, gli animali, le piante, gli uomini, le stelle,
ogni struttura ed ogni sistema impeccabile ed estremamente complesso che
ci circonda. Tutto ciò che noi vediamo è stato creato da un Creatore che
ha la saggezza ed il potere al di sopra di tutte le cose. Niente è formato
accidentalmente e tutti i sistemi attorno a noi sono concepiti da un creatore.
Questo Creatore è Dio.
Dobbiamo far riferimento alla nostra propria coscienza morale al fine
di scegliere l'una o l'altra di queste ipotesi. E' possibile che dei sistemi
minuziosi e senza incrinature siano apparsi accidentalmente e funzionino
ancora in perfetta armonia? Ricorrere alla propria coscienza morale permette
di cogliere che tutto ciò che si trova in questo universo ha un Creatore
che è glorificato nella saggezza e che ha il potere al di sopra di tutto.
Tutto ciò che ci circonda porta i segni evidenti della Sua esistenza.
Il perfetto equilibrio e la perfetta armonia dell'universo e delle creature
viventi sono le manifestazioni più eclatanti di una suprema intelligenza.
La prova è evidente, semplice ed indiscutibile. La nostra coscienza morale
non ha altra scelta che ammettere che tutto è opera di Dio, il solo ed
unico Creatore.
Tuttavia, chi non ricorre alla propria coscienza morale non può, per
definizione, giungere a questa conclusione, perché difetta di saggezza,
che è una qualità spirituale legata alla coscienza morale. Tuttavia, bisogna
far attenzione a ciò che intendiamo per saggezza. Contrariamente all'accezione
comune, la saggezza è qui un concetto differente dall'intelligenza. Un
uomo, intelligente e ben informato, è imprudente se non fa riferimento
alla propria coscienza morale ed è incapace di vedere o di comprendere
ciò che vive. Facciamo un esempio che permette di operare una differenza
fra intelligenza e lsaggezza, frutto della coscienza morale. Un ricercatore
può condurre delle ricerche molto specifiche sulla cellula, durante un
lungo periodo. Può essere anche il migliore nel suo campo. Tuttavia, se
questi è privo di saggezza e coscienza morale, non conoscerà che la cellula,
senza però essere capace di giungere a corrette conclusioni. Al contrario,
un uomo saggio e coscienzioso coglierà nel dettaglio gli aspetti miracolosi
e perfetti di una cellula e ne riconoscerà la mano di un creatore, di
un ideatore della saggezza superiore. Se usa la propria coscienza morale,
giungerà alla seguente conclusione: il potere di chi crea una cellula
con una tale perfezione, dev'essere anche il Creatore di tutti gli esseri
viventi e di ogni cosa.
Nel Corano, abbiamo l'esempio del Profeta Abramo (psdl), che ha trovato
Dio ascoltando la voce della sua coscienza morale.
Quando arrivò la notte, egli osservò una stella e disse:
"Ecco il mio Signore" Dopo che la stella sparì, egli disse: "Non amo le
cose che spariscono". Quindi osservò la luna che si levava, e disse: "Ecco
il mio Signore". Quando sparì anche la luna, disse: "Se il mio Signore
non mi guida, certamente sarò fra la gente idolatra". Quando osservò il
sole levarsi, egli disse: "Ecco il mio Signore! Egli è il più grande".
Quando anche il sole sparì, egli disse: "O popolo mio, io disconosco tutto
ciò che voi associate a Dio. Volgo il mio sguardo esclusivamente verso
Colui che ha creato il cielo e la terra; non faccio parte di coloro i
quali associano altri a Lui". (Sura VI Al-An'âm: 76-79 - Il Bestiame)
Il versetto qui sopra mostra, come fa il Profeta Abramo (psdl), che si
può trovare Dio per mezzo della saggezza. Grazie alla sua coscienza morale,
questi si è reso conto che tutte le cose che vedeva attorno a lui erano
solamente degli esseri creati, molto inferiori al Creatore. Chiunque fa
riferimento alla propria coscienza morale tenderà spontaneamente alla
medesima conclusione. Qualsiasi persona che rifletta sinceramente, che
faccia uso della sua coscienza morale e che rifugga dalle proprie passioni,
può cogliere l'esistenza e la gloria di Dio. Se, al contrario, si rifiuta
di vedere i fatti manifesti ed agisce come se non esistessero, allora
si svilirà. Quest'ultima attitudine è causata da un conflitto di interessi:
grazie alla coscienza morale, si riconosce ciò che è giusto e ciò che
non lo è. Ma, finché gli interessi personali prendono il sopravvento,
ci si rifiuta di vedere il bene. Accettare l'esistenza di Dio significa
sottomettersi a Lui, del quale si ha infinitamente bisogno e dinanzi al
quale si è responsabili.
Citiamo un esempio ben conosciuto nella storia scientifica per mostrare
come una coscienza morale velata possa ingannare un uomo, malgrado la
propria intelligenza e la propria conoscenza. Francesco Crick è uno dei
due ricercatori che ha scoperto la struttura del DNA negli anni '50. Fece,
senza dubbio, una delle più importanti scoperte della storia scientifica,
dopo un assiduo lavoro ed una conside-revole dose di sapienza e di intelligenza.
Per questo fu insignito del Premio Nobel.
Durante la sua ricerca, Francesco Crick si è talmente meravigliato della
struttura della cellula e del suo misterioso concetto che, pur essendo
un fervente evoluzionista, ha espresso nel suo libro i seguenti concetti:
Un uomo onesto, dotato di tutta la conoscenza oggi
disponibile, potrà solamente dichiarare che l'origine della vita sembra
essere in questo momento, in un certo senso, quasi un miracolo, se numerose
sono le condizioni che dovranno essere soddisfatte per mantenerle (Francesco
Crick, Life Itself: Its Origin and Nature, New York : Simon et Schuster,
1981, p. 88)
Crick, che credeva nell'evoluzione e nell'idea che la vita è il risultato
di coincidenze, ha studiato dettagliatamente le cellule. Egli riteneva
che la cellula non può essersi formata per caso e pertanto non può essere
che un miracolo. Gli evoluzionisti, tuttavia, non ritengono che esista
alcun'altra spiegazione al di fuori del caso, perché il contrario presumerebbe
accettare l'esistenza di Dio. Malgrado tutto, Crick rimase impressionato
dalla perfezione della cellula, e dovette riconoscere la propria meraviglia.
Tuttavia, Crick non poté seguire a lungo la sua coscienza mora-le: sostenne
di non poter accettare l'esistenza di Dio e quindi questa creazione, che
esige una saggezza superiore, non può essere in nessun caso spiegata con
delle coincidenze, è stata realizzata da "extraterrestri". In altri termini,
degli extraterrestri, e non Dio, avrebbero portato il primo campione di
DNA sulla Terra, permettendo così l'inizio della vita!
Questo è un tipico esempio di dove può arrivare un uomo, qualunque sia
la sua intelligenza od il suo sapere, che reprima la sua coscienza morale.
Questo "ricercatore", Premio Nobel, ha offuscato il suo spirito a tal
punto da non arrivare neanche a riflettere sulla questione di conoscere
come abbia fatto un extraterrestre ad aver creato sé stesso.
Michele J. Behe, celebre professore americano di biochimica, spiega senza
impiegare il termine coscienza morale, la situazione di questo genere
di ricercatori:
Durante questi quattro ultimi decenni, la moderna biochimica ha scoperto
i segreti della cellula. Gli sforzi sono stati duri. Alcune decine di
migliaia di persone hanno consacrato la loro vita al noioso lavoro che
è quello del laboratorio…..
Il risultato di questi sforzi accumulati intrapresi per studiare la cellula
- al fine di studiare la vita a livello molecolare - è un appello forte,
chiaro, e pungente, nel dire "Concepimento"! Il risultato è talmente evidente
e talmente significativo che dev'essere classificato fra uno dei più grandi
avvenimenti della storia della scienza….Questo trionfo della scienza dovrebbe
far gridare a decine di migliaia di voci "Eureka"!
Ma nessuno ha festeggiato, nessuno ha applaudito. Al suo posto, un curioso
ed imbarazzante silenzio circonda la rigida complessità della cellula.
Quando il soggetto è affrontato in pubblico, le persone cominciano a scalpitare,
ed il respiro diviene affannoso. Le persone sono un po' più distese in
privato; molti ammettono esplicitamente l'evidenza, poi abbassano gli
occhi, scuotono la testa, e continuano come prima.
Perché la comunità scientifica non abbraccia avidamente
la sua sbalorditiva scoperta? Perché il fatto di osservare il concepimento
è manipolato da intellettuali? Il dilemma è che se le si assegna il titolo
di "concepimento intelligente" da un lato imponente, dall'altro dovrà
portare il titolo di Dio (Michel J. Behe, Darwin's Black Box, New York
: Free Press 1996, pp. 232-233).
I segni dell'esistenza di Dio sono chiarissimi ed evidenti a tutti. E'
chiaro che il Creatore dell'universo è Dio. Alcuni rifiutano l'esistenza
di Dio non perché non credano veramente in Lui, ma perché non vogliono
essere obbligati ad agire secondo la morale adottata dai credenti. Tutti
intimamente riconoscono l'esistenza e la potenza eterna di Dio. Tuttavia,
ammettere l'esistenza di Dio e rendersi conto del suo potere implica una
responsabilità verso di Lui, quale l'obbedienza ai Suoi comandamenti ed
una vita a Lui consacrata. Chi persiste nel rifiutare questa realtà, anche
se cosciente, lo fa perché non si conforma né ai propri interessi e né
al sen-timento che è in lui.
Nel Corano, queste persone vengono descritte anche nella Sura, An-Naml:
Essi li rinnegarono ingiustamente ed orgogliosamente,
pur credendo dentro di loro con certezza. Guarda quindi ciò che è avvenuto
ai corruttori.(Sura XXVII, 14 - An-Naml, Le Formiche)
Ciò che riferisce il Corano è quello che ha avuto luogo fra il Profeta
Abramo (psdl) ed il suo popolo, adoratore di idoli, e che ben illustra
ciò che stiamo scrivendo. Occorre precisare come nel Corano il termine
"idolo" è impiegato per designare tutto ciò che da parte dei credenti
può sostituire Dio. L'idolatra non è soltanto chi adora delle statue.
Nel caso degli evoluzionisti, gli atomi, il tempo ed il caso come cause
di inizio della vita, vengono considerati come degli dei, mentre nessuno
può creare la vita. Soltanto Dio possiede tale potere. Il Corano ci ricorda
che il Profeta Abramo (psdl) ha distrutto gli idoli al fine di mostrare
al suo popolo che ciò che avevano adorato era soltanto un oggetto che
non aveva alcun potere sugli uomini.
Egli disse: "Ma il vostro Signore è piuttosto il Signore
dei cieli e della terra, è Colui il quale li ha creati. Ed io sono uno
di quelli che lo testimoniano. Per Dio, io distruggerò i vostri idoli,
per i quali siete tornati sui vostri passi!" Li distrusse, ad eccezione
della statua più grande. Può essere che essi ritornino verso questa. Gl
idolatri dissero: "Chi ha fatto questo alle nostre divinità? E' certamente
fra gli ingiusti" Alcuni dissero: "Abbiamo sentito un giovane uomo sparlare
di loro; questi si chiama Abramo" Dissero: "Portatele davanti alle persone
affinché possano testimoniare" Quindi aggiunsero: "E' Abramo colui il
quale ha fatto questo alle nostre divinità?" Abramo rispose: "E' la più
grande di queste statue che ha fatto questo. Domandateglielo, ammesso
che esse possano parlare (Sura XXI Al-Anbiyâ, I Profeti: vv. 56-63)
Quindi, i miscredenti hanno visto che questi idoli non potevano rispondere
alle loro domande: non erano che delle effigie impotenti, incapaci di
proteggere, ed ancora meno di creare qualche cosa; quindi si rimisero
alla loro coscienza morale:
Quindi si ricredettero, e dissero fra loro: "Siete voi
i veri ingiusti". (Sura XXI, Al-Anbiya, I Profeti: v. 64)
Tuttavia, qualche tempo dopo, ritornarono alla loro antica
credenza, negando in maniera altezzosa ed arrogante ciò che nondimeno
la loro coscienza morale gli aveva suggerito (Sura XXI Al-Anbiyâ, I Profeti:
vv. 65-67).
Sprofondarono quindi nell'angoscia e resistettero tenacemente anche a
ciò che avevano accettato. Non vollero più riconoscere la verità e provarono
intenso odio nei confronti di chi aveva lacerato il velo che copriva la
loro coscienza morale. Addirittura tentarono di uccidere i loro messaggeri
al fine di preservare le loro false credenze:
Essi dissero: "Bruciatele! Scuotete le vostre divinità
se volete fare qualcosa per loro". (Sura XXI, Al-Anbiya, I Profeti: v.
68)
Si ritrova questo tipo di atteggiamento a tutti i livelli della società:
fra l'eminente ricercatore, che ha effettuato molte scoperte per l'umanità,
in un uomo d'affari coronato di successo, in un artista dotato o ancora
in una persona ricca, colta ed intelligente. Il fatto di non ricorrere
alla coscienza morale, e pertanto di non pensare a Dio, di non glorificare
la Sua potenza e la Sua arte, di non ringraziarLo per i benefici accordati,
conduce l'uomo all'orgoglio. Ma l'intelligenza, le scoperte oppure i beni
non saranno di alcun aiuto dopo la morte. Si pensa poco a questo, mentre
si sono già dimenticati i nomi di personaggi celebri alla loro epoca per
riscoprirli, per la loro ricchezza o per il loro potere. A quelli che
sono ricordati, certamente non gli reca sempre onore. Queste persone sono
state sorde ai comandamenti di Dio, non gli hanno riconosciuto il potere
né apprezzato i favori che gli sono stati accordati. Si sono smarriti
perché i loro cuori sono stati sigillati e la loro coscienza morale velata.
Nel Corano, Dio evoca quelli che trasgrediscono, sempre alla ricerca dei
loro personali interessi e sottomessi alle loro passioni:
Vedi chi assume a propria divinità la sua passione? Dio
l'allontana scientemente, suggella il suo udito ed il suo cuore e stende
un velo sulla sua vista. Chi quindi può guidarlo dopo Dio? Non lo ricordate
dunque? Ed essi dissero: "Non c'è per noi che la vita terrena: moriamo
e viviamo e solo il tempo ci fa perire" Essi non hanno di quella alcuna
conoscenza: non fanno altro che illazioni. (Sura XLV, Al-Jâhiyya, La Genuflessa:
vv. 23-24)
Come è riferito nei versetti di cui sopra, quelli che preferiscono le
passioni alla loro coscienza morale e danno prova di alterigia e di ribellione,
come loro qualità specifiche, sono "sordi e ciechi". Non avendo la comprensione
e la saggezza, non possono distinguere il bene dal male. Il loro comportamento
si spiega soltanto con il fatto che non impiegano la loro coscienza morale.
SI POSSONO VEDERE LE PROVE DELL'ESISTENZA DI DIO GRAZIE
ALLA COSCIENZA MORALE
Qualsiasi persona coscienziosa si interroga su ciò che lo circonda. Un
uomo sensato facilmente noterà che ruota nel creato in maniera impeccabile,
in un universo perfetto.
Riflettiamo un solo istante sull'ambiente e sulle condizioni nelle quali
ci troviamo: viviamo in un mondo concepito sottilmente e pensato nei minimi
dettagli. Il corpo umano è sconvolgente per quanto è perfetto. Durante
la lettura di questo libro, il vostro cuore batte in maniera indefettibile,
la vostra cute si rinnova, i vostri polmoni puliscono l'aria che respirate,
il vostro fegato assorbe il sangue e milioni di proteine vengono sintetizzate
ogni secondo nelle vostre cellule al fine di garantire la vita. Pertanto,
l'uomo vive incoscientemente migliaia di altre attività del proprio corpo,
senza rendersi conto dei processi che vi si realizzano.
Ma questo non è tutto: parliamo del Sole, distante milioni di chilometri
dal nostro pianeta, che fornisce la luce, il calore e l'energia delle
quali abbiamo bisogno. La sua distanza dalla Terra è talmente perfetta
che non possiamo credere né che questa sorgente d'energia ci bruci, né
che in mancanza causi il gelo della Terra.
Guardiamo il cielo, al di là del suo aspetto e del suo estetismo, per
capire come la massa d'aria che circonda la Terra protegge nello stesso
tempo l'uomo e tutti gli esseri viventi da qualsiasi eventuale aggressione
esterna. Senza l'atmosfera, nessun essere vivente sopravvive.
Riflettendo su questo ci si domanderà come si è stati creati, come è
stato creato l'universo nel quale si vive e come si è mantenuto. Viene
offerta, in questo caso, un'alternativa: sia l'intero universo, sia i
pianeti, sia le stelle, che tutti gli esseri viventi sono esistiti all'esito
di una serie di coincidenze. In questa prospettiva, gli atomi, le più
piccole unità della materia che vagano liberamente, si uniscono accidentalmente
per formare le cellule, gli animali, le piante, gli uomini, le stelle,
ogni struttura ed ogni sistema impeccabile ed estremamente complesso che
ci circonda. Tutto ciò che noi vediamo è stato creato da un Creatore che
ha la saggezza ed il potere al di sopra di tutte le cose. Niente è formato
accidentalmente e tutti i sistemi attorno a noi sono concepiti da un creatore.
Questo Creatore è Dio.
Dobbiamo far riferimento alla nostra propria coscienza morale al fine
di scegliere l'una o l'altra di queste ipotesi. E' possibile che dei sistemi
minuziosi e senza incrinature siano apparsi accidentalmente e funzionino
ancora in perfetta armonia? Ricorrere alla propria coscienza morale permette
di cogliere che tutto ciò che si trova in questo universo ha un Creatore
che è glorificato nella saggezza e che ha il potere al di sopra di tutto.
Tutto ciò che ci circonda porta i segni evidenti della Sua esistenza.
Il perfetto equilibrio e la perfetta armonia dell'universo e delle creature
viventi sono le manifestazioni più eclatanti di una suprema intelligenza.
La prova è evidente, semplice ed indiscutibile. La nostra coscienza morale
non ha altra scelta che ammettere che tutto è opera di Dio, il solo ed
unico Creatore.
Tuttavia, chi non ricorre alla propria coscienza morale non può, per
definizione, giungere a questa conclusione, perché difetta di saggezza,
che è una qualità spirituale legata alla coscienza morale. Tuttavia, bisogna
far attenzione a ciò che intendiamo per saggezza. Contrariamente all'accezione
comune, la saggezza è qui un concetto differente dall'intelligenza. Un
uomo, intelligente e ben informato, è imprudente se non fa riferimento
alla propria coscienza morale ed è incapace di vedere o di comprendere
ciò che vive. Facciamo un esempio che permette di operare una differenza
fra intelligenza e lsaggezza, frutto della coscienza morale. Un ricercatore
può condurre delle ricerche molto specifiche sulla cellula, durante un
lungo periodo. Può essere anche il migliore nel suo campo. Tuttavia, se
questi è privo di saggezza e coscienza morale, non conoscerà che la cellula,
senza però essere capace di giungere a corrette conclusioni. Al contrario,
un uomo saggio e coscienzioso coglierà nel dettaglio gli aspetti miracolosi
e perfetti di una cellula e ne riconoscerà la mano di un creatore, di
un ideatore della saggezza superiore. Se usa la propria coscienza morale,
giungerà alla seguente conclusione: il potere di chi crea una cellula
con una tale perfezione, dev'essere anche il Creatore di tutti gli esseri
viventi e di ogni cosa.
Nel Corano, abbiamo l'esempio del Profeta Abramo (psdl), che ha trovato
Dio ascoltando la voce della sua coscienza morale.
Quando arrivò la notte, egli osservò una stella e disse:
"Ecco il mio Signore" Dopo che la stella sparì, egli disse: "Non amo le
cose che spariscono". Quindi osservò la luna che si levava, e disse: "Ecco
il mio Signore". Quando sparì anche la luna, disse: "Se il mio Signore
non mi guida, certamente sarò fra la gente idolatra". Quando osservò il
sole levarsi, egli disse: "Ecco il mio Signore! Egli è il più grande".
Quando anche il sole sparì, egli disse: "O popolo mio, io disconosco tutto
ciò che voi associate a Dio. Volgo il mio sguardo esclusivamente verso
Colui che ha creato il cielo e la terra; non faccio parte di coloro i
quali associano altri a Lui". (Sura VI Al-An'âm: 76-79 - Il Bestiame)
Il versetto qui sopra mostra, come fa il Profeta Abramo (psdl), che si
può trovare Dio per mezzo della saggezza. Grazie alla sua coscienza morale,
questi si è reso conto che tutte le cose che vedeva attorno a lui erano
solamente degli esseri creati, molto inferiori al Creatore. Chiunque fa
riferimento alla propria coscienza morale tenderà spontaneamente alla
medesima conclusione. Qualsiasi persona che rifletta sinceramente, che
faccia uso della sua coscienza morale e che rifugga dalle proprie passioni,
può cogliere l'esistenza e la gloria di Dio. Se, al contrario, si rifiuta
di vedere i fatti manifesti ed agisce come se non esistessero, allora
si svilirà. Quest'ultima attitudine è causata da un conflitto di interessi:
grazie alla coscienza morale, si riconosce ciò che è giusto e ciò che
non lo è. Ma, finché gli interessi personali prendono il sopravvento,
ci si rifiuta di vedere il bene. Accettare l'esistenza di Dio significa
sottomettersi a Lui, del quale si ha infinitamente bisogno e dinanzi al
quale si è responsabili.
Citiamo un esempio ben conosciuto nella storia scientifica per mostrare
come una coscienza morale velata possa ingannare un uomo, malgrado la
propria intelligenza e la propria conoscenza. Francesco Crick è uno dei
due ricercatori che ha scoperto la struttura del DNA negli anni '50. Fece,
senza dubbio, una delle più importanti scoperte della storia scientifica,
dopo un assiduo lavoro ed una conside-revole dose di sapienza e di intelligenza.
Per questo fu insignito del Premio Nobel.
Durante la sua ricerca, Francesco Crick si è talmente meravigliato della
struttura della cellula e del suo misterioso concetto che, pur essendo
un fervente evoluzionista, ha espresso nel suo libro i seguenti concetti:
Un uomo onesto, dotato di tutta la conoscenza oggi disponibile, potrà
solamente dichiarare che l'origine della vita sembra essere in questo
momento, in un certo senso, quasi un miracolo, se numerose sono le condizioni
che dovranno essere soddisfatte per mantenerle (Francesco Crick, Life
Itself: Its Origin and Nature, New York : Simon et Schuster, 1981, p.
88)
Crick, che credeva nell'evoluzione e nell'idea che la vita è il risultato
di coincidenze, ha studiato dettagliatamente le cellule. Egli riteneva
che la cellula non può essersi formata per caso e pertanto non può essere
che un miracolo. Gli evoluzionisti, tuttavia, non ritengono che esista
alcun'altra spiegazione al di fuori del caso, perché il contrario presumerebbe
accettare l'esistenza di Dio. Malgrado tutto, Crick rimase impressionato
dalla perfezione della cellula, e dovette riconoscere la propria meraviglia.
Tuttavia, Crick non poté seguire a lungo la sua coscienza mora-le: sostenne
di non poter accettare l'esistenza di Dio e quindi questa creazione, che
esige una saggezza superiore, non può essere in nessun caso spiegata con
delle coincidenze, è stata realizzata da "extraterrestri". In altri termini,
degli extraterrestri, e non Dio, avrebbero portato il primo campione di
DNA sulla Terra, permettendo così l'inizio della vita!
Questo è un tipico esempio di dove può arrivare un uomo, qualunque sia
la sua intelligenza od il suo sapere, che reprima la sua coscienza morale.
Questo "ricercatore", Premio Nobel, ha offuscato il suo spirito a tal
punto da non arrivare neanche a riflettere sulla questione di conoscere
come abbia fatto un extraterrestre ad aver creato sé stesso.
Michele J. Behe, celebre professore americano di biochimica, spiega senza
impiegare il termine coscienza morale, la situazione di questo genere
di ricercatori:
Durante questi quattro ultimi decenni, la moderna biochimica ha scoperto
i segreti della cellula. Gli sforzi sono stati duri. Alcune decine di
migliaia di persone hanno consacrato la loro vita al noioso lavoro che
è quello del laboratorio…..
Il risultato di questi sforzi accumulati intrapresi per studiare la cellula
- al fine di studiare la vita a livello molecolare - è un appello forte,
chiaro, e pungente, nel dire "Concepimento"! Il risultato è talmente evidente
e talmente significativo che dev'essere classificato fra uno dei più grandi
avvenimenti della storia della scienza….Questo trionfo della scienza dovrebbe
far gridare a decine di migliaia di voci "Eureka"!
Ma nessuno ha festeggiato, nessuno ha applaudito. Al suo posto, un curioso
ed imbarazzante silenzio circonda la rigida complessità della cellula.
Quando il soggetto è affrontato in pubblico, le persone cominciano a scalpitare,
ed il respiro diviene affannoso. Le persone sono un po' più distese in
privato; molti ammettono esplicitamente l'evidenza, poi abbassano gli
occhi, scuotono la testa, e continuano come prima.
Perché la comunità scientifica non abbraccia avidamente la sua sbalorditiva
scoperta? Perché il fatto di osservare il concepimento è manipolato
da intellettuali? Il dilemma è che se le si assegna il titolo di "concepimento
intelligente" da un lato imponente, dall'altro dovrà portare il titolo
di Dio (Michel J. Behe, Darwin's Black Box, New York : Free Press 1996,
pp. 232-233).
I segni dell'esistenza di Dio sono chiarissimi ed evidenti a tutti. E'
chiaro che il Creatore dell'universo è Dio. Alcuni rifiutano l'esistenza
di Dio non perché non credano veramente in Lui, ma perché non vogliono
essere obbligati ad agire secondo la morale adottata dai credenti. Tutti
intimamente riconoscono l'esistenza e la potenza eterna di Dio. Tuttavia,
ammettere l'esistenza di Dio e rendersi conto del suo potere implica una
responsabilità verso di Lui, quale l'obbedienza ai Suoi comandamenti ed
una vita a Lui consacrata. Chi persiste nel rifiutare questa realtà, anche
se cosciente, lo fa perché non si conforma né ai propri interessi e né
al sen-timento che è in lui.
Nel Corano, queste persone vengono descritte anche nella Sura, An-Naml:
Essi li rinnegarono ingiustamente ed orgogliosamente,
pur credendo dentro di loro con certezza. Guarda quindi ciò che è avvenuto
ai corruttori. (Sura XXVII, 14 - An-Naml, Le Formiche)
Ciò che riferisce il Corano è quello che ha avuto luogo fra il Profeta
Abramo (psdl) ed il suo popolo, adoratore di idoli, e che ben illustra
ciò che stiamo scrivendo. Occorre precisare come nel Corano il termine
"idolo" è impiegato per designare tutto ciò che da parte dei credenti
può sostituire Dio. L'idolatra non è soltanto chi adora delle statue.
Nel caso degli evoluzionisti, gli atomi, il tempo ed il caso come cause
di inizio della vita, vengono considerati come degli dei, mentre nessuno
può creare la vita. Soltanto Dio possiede tale potere. Il Corano ci ricorda
che il Profeta Abramo (psdl) ha distrutto gli idoli al fine di mostrare
al suo popolo che ciò che avevano adorato era soltanto un oggetto che
non aveva alcun potere sugli uomini.
Egli disse: "Ma il vostro Signore è piuttosto il Signore
dei cieli e della terra, è Colui il quale li ha creati. Ed io sono uno
di quelli che lo testimoniano. Per Dio, io distruggerò i vostri idoli,
per i quali siete tornati sui vostri passi!" Li distrusse, ad eccezione
della statua più grande. Può essere che essi ritornino verso questa. Gl
idolatri dissero: "Chi ha fatto questo alle nostre divinità? E' certamente
fra gli ingiusti" Alcuni dissero: "Abbiamo sentito un giovane uomo sparlare
di loro; questi si chiama Abramo" Dissero: "Portatele davanti alle persone
affinché possano testimoniare" Quindi aggiunsero: "E' Abramo colui il
quale ha fatto questo alle nostre divinità?" Abramo rispose: "E' la più
grande di queste statue che ha fatto questo. Domandateglielo, ammesso
che esse possano parlare". (Sura XXI Al-Anbiyâ, I Profeti: vv. 56-63)
Quindi, i miscredenti hanno visto che questi idoli non potevano rispondere
alle loro domande: non erano che delle effigie impotenti, incapaci di
proteggere, ed ancora meno di creare qualche cosa; quindi si rimisero
alla loro coscienza morale:
Quindi si ricredettero, e dissero fra loro: "Siete voi
i veri ingiusti". (Sura XXI, Al-Anbiya, I Profeti: v. 64)
Tuttavia, qualche tempo dopo, ritornarono alla loro antica
credenza, negando in maniera altezzosa ed arrogante ciò che nondimeno
la loro coscienza morale gli aveva suggerito (Sura XXI Al-Anbiyâ, I Profeti:
vv. 65-67).
Sprofondarono quindi nell'angoscia e resistettero tenacemente anche a
ciò che avevano accettato. Non vollero più riconoscere la verità e provarono
intenso odio nei confronti di chi aveva lacerato il velo che copriva la
loro coscienza morale. Addirittura tentarono di uccidere i loro messaggeri
al fine di preservare le loro false credenze:
Essi dissero: "Bruciatele! Scuotete le vostre divinità
se volete fare qualcosa per loro". (Sura XXI, Al-Anbiya, I Profeti: v.
68)
Si ritrova questo tipo di atteggiamento a tutti i livelli della società:
fra l'eminente ricercatore, che ha effettuato molte scoperte per l'umanità,
in un uomo d'affari coronato di successo, in un artista dotato o ancora
in una persona ricca, colta ed intelligente. Il fatto di non ricorrere
alla coscienza morale, e pertanto di non pensare a Dio, di non glorificare
la Sua potenza e la Sua arte, di non ringraziarLo per i benefici accordati,
conduce l'uomo all'orgoglio. Ma l'intelligenza, le scoperte oppure i beni
non saranno di alcun aiuto dopo la morte. Si pensa poco a questo, mentre
si sono già dimenticati i nomi di personaggi celebri alla loro epoca per
riscoprirli, per la loro ricchezza o per il loro potere. A quelli che
sono ricordati, certamente non gli reca sempre onore. Queste persone sono
state sorde ai comandamenti di Dio, non gli hanno riconosciuto il potere
né apprezzato i favori che gli sono stati accordati. Si sono smarriti
perché i loro cuori sono stati sigillati e la loro coscienza morale velata.
Nel Corano, Dio evoca quelli che trasgrediscono, sempre alla ricerca dei
loro personali interessi e sottomessi alle loro passioni:
Vedi chi assume a propria divinità la sua passione? Dio
l'allontana scientemente, suggella il suo udito ed il suo cuore e stende
un velo sulla sua vista. Chi quindi può guidarlo dopo Dio? Non lo ricordate
dunque? Ed essi dissero: "Non c'è per noi che la vita terrena: moriamo
e viviamo e solo il tempo ci fa perire" Essi non hanno di quella alcuna
conoscenza: non fanno altro che illazioni. (Sura XLV, Al-Jâhiyya, La Genuflessa:
vv. 23-24)
Come è riferito nei versetti di cui sopra, quelli che preferiscono le
passioni alla loro coscienza morale e danno prova di alterigia e di ribellione,
come loro qualità specifiche, sono "sordi e ciechi". Non avendo la comprensione
e la saggezza, non possono distinguere il bene dal male. Il loro comportamento
si spiega soltanto con il fatto che non impiegano la loro coscienza morale.
QUELLI CHE SI INTERROGANO E QUELLI CHE IGNORANO
Fin qui abbiamo visto come un uomo coscienzioso si renda conto dell'esistenza
di Dio. Chi, in virtù della propria coscienza morale, riconosce che esiste
un Creatore, giungerà alla seguente conclusione: se Dio ha creato un universo
così perfetto ed ha dotato l'uomo di una coscienza morale per comprenderlo,
non lo lascerà inattivo. Egli avrà sicuramente stabilito qualche contatto
con questi esseri intelligenti che ha creato e si sarà manifestato a loro.
Inoltre, Dio avrà avuto certamente un fine per creare tutto questo, che
vorrà far loro conoscere. Colui il quale usa questa coscienza morale,
prova il desiderio ardente di conoscere il Creatore che lo ha creato,
e che ha creato l'intero universo. Questo desiderio diviene anche lo scopo
unico della sua vita. Si rende conto di aver bisogno di Dio, che l'ha
creato a partire dal nulla che gli ha accordato la vita quando era nulla
ed al quale appartiene tutto il potere. Capisce anche che Dio ha creato
tutto con uno scopo, che ogni cosa ha uno scopo. Il cielo è simile ad
un soffitto che protegge il nostro pianeta; le cellule sono la base degli
esseri viventi; la pioggia apporta abbondanza ed il sole è fonte di luce
e di calore. In breve, l'uomo può vedere che tutto ciò che lo circonda,
impossibile per noi qui enumerare, non è stato creato vanamente. Egli
si domanda allora: "Se mi trovo in un mondo così perfetto ed impeccabilmente
concepito, e poiché morirò presto, allora qual è lo scopo della mia presenza
qui?" E cerca delle risposte a questa domanda.
Non si accontenta - al fine di conoscere Dio, di apprendere ciò che Egli
esige da lui, ed al fine di conoscere qual è lo scopo della Sua creazione
- di alcune indicazioni, suscettibili d'essere false od insufficienti,
districandosi fra le une e le altre. Non fidandosi mai dei detti spesso
inconsistenti e contraddittori degli uomini, egli considera che la miglior
guida per giungere a Dio è il libro che questi ha rivelato: il Corano,
ultimo libro che Dio ha inviato e che ha protetto, che diviene quindi
la sua guida.
Quelli che non conoscono il Corano non seguono la loro coscienza morale:
Quante persone nel mondo hanno letto il Corano o si sono interessate
a questo?
Dio invia un libro per guidare gli uomini, avvertendoli che saranno interrogati
dopo la loro morte riguardo i loro comportamenti: hanno o meno tenuto
conto di ciò che vi è scritto? Gli uni otterrano il paradiso, gli altri
l'inferno. Tutti lo sanno. Se questo non è grazie alla loro propria coscienza
morale, allora è a causa degli altri. Malgra-do tutto, sono fra quelli
che non hanno ancora letto il Corano. Non ci si domanda neanche ciò che
contiene questo libro per il quale si dovrà rendere conto nel Giorno del
Giudizio.
Immaginiamo che un uomo riceva una lettera dall'impresa presso la quale
lavora all'interno di una busta sulla quale c'è scritto: "importantissima
per la tua carriera". Gli si chiederà di leggere questa lettera e di completare
delle indicazioni ivi contenute, e ciò entro un dato termine. Che cosa
farà? Appenderà questa lettera al muro senza neanche leggerla, la metterà
in un cassetto, o ancora, la leggerà senza curarsi del contenuto? Oppure
la leggerà immediatamente con grande curiosità? Provvederà immediatamente
a quanto richiesto? La saggezza ed il buon senso gli consiglieranno certamente
di leggere questo messaggio. Ora, la maggior parte delle persone, a causa
di una consistente leggerezza, non pensa di leggere il più essenziale
libro che esista: il messaggio di Dio ai Suoi Servitori. Il Corano ci
riferisce come le persone hanno abbandonato il libro inviato da Dio:
Ed il Messaggero disse: "Signore, il mio popolo ha veramente
trascurato questo Corano!" (Sura XXV, Al-Furqân, Il Discernimento: v.
30)
E quando giunse loro, da parte di Allah, un messaggero
che confermava quello che già avevano ricevuto, alcuni di quelli ai quali
erano state date le Scritture, si gettarono dietro le spalle il Libro
di Allah, come se non volessero saperne nulla. (Sura II, Al-Baqara, La
Vacca: v. 101)
In questi versetti, l'espressione "come se essi non ne volessero saperne
nulla" segnala che le persone scientemente negano il libro di Dio. Chiunque
sa, nel proprio intimo, che deve leggere il Corano e mettere in pratica
i suoi comandamenti. Tuttavia, la maggior parte finge di non saperlo.
La ragione sta nel fatto che le persone non si conformano alla loro coscienza
morale.
LA COSCIENZA MORALE ED IL CORANO MOSTRANO ALL'UOMO IL
VERO SCOPO DELLA VITA
Pensate voi che vi ho creato gratuitamente e che non
sarete ricondotti a me? (Sura XXIII, Al-Mu'minûn, I Credenti: v. 115)
Chi pensa secondo la propria coscienza morale rifletterà sullo scopo
della sua vita e si rivolgerà naturalmente verso il Corano, la rivelazione
di Dio. Durante la lettura del Corano, è estremamente importante che la
coscienza morale sia aperta e che la lettura di ogni versetto sia compiuta
con sincerità ed intenzione di vivere in conformità con il messaggio divino.
Chi consulta il Corano saprà il perché è stato creato:
Non ho creato i djin e gli uomini che per adorarmi. Non
cerco da loro un contributo; non voglio che mi nutrano. In verità, è Dio
che è il Grande Sostentatore, il Detentore della forza, l'Inflessibile.
(Sura LI, Adh-Dhâriyât, Il Vento: v. 56-58)
Lo scopo della vita dell'uomo sulla Terra è l'essere messi alla prova:
Colui il quale ha creato la morte e la vita al fine di
mettervi alla prova e di conoscere chi di voi è migliore ad operare, ed
è Lui il Potente, il Misericordioso. (Sura LXVII, Al-Mulk, L'Altissimo:
v. 2)
Un libro dalla perfetta rettitudine per avvertire che
una severa punizione viene da Allah e per annunciare ai credenti che fanno
le buone opere che avrà per loro una bella ricompensa. (Sura XVIII, Al-Kahf,
La Caverna: v. 7)
Abbiamo creato l'uomo da una goccia di sperma per metterlo
alla prova. L'abbiamo fatto ascoltando e vedendo. L'abbiamo guidato nel
cammino, sia che sia riconoscente, sia che sia ingrato. (Sura LXXVI, Al-Insân,
L'Uomo: vv. 2-3)
Chi legge questi versetti comprende che Dio ha creato la vita per mettere
alla prova l'uomo. Si pensa soltanto a sé, come agli altri. La maggior
parte delle persone costantemente si affatica e lotta per la propria esistenza
in questo mondo. Elabora progetti molto dettagliati per la sua vita terrena:
la scuola che frequenta, il lavoro che ha, il matrimonio, i figli, la
casa nella quale vive, l'automobile che ha acquistato, lo stipendio, il
luogo in cui festeggia il nuovo anno, i regali che riceve per il compleanno,
la pensione, le vacanze, etc. Ciascuno ha i propri piani ed i propri obiettivi
da seguire. Tuttavia nessuno si cura di pensare al reale scopo della propria
presenza in questo mondo. Un uomo coscienzioso non vede in questo altro
che indifferenza e follia.
E' Dio che ha creato l'uomo, gli ha dato la vita e lo fa vivere. Essere
suo schiavo, questo è lo scopo della creazione. Solo la sottomissione
a Dio e la ricerca della Sua soddisfazione, al fine di sacrificare i propri
beni, farà prosperare l'uomo. Tuttavia, la maggior parte delle persone
conduce una vita indiferrente ed interes-sata, come se non fosse del tutto
cosciente della vita stessa, e vive solamente per godere la vita terrena.
Un uomo che si conforma alla propria coscienza morale vede che la maggior
parte delle persone si trova dinanzi ad un pericoloso stato di negli-genza.
Quindi, si rende conto che le altre persone non possono essere un riferi-mento
per lui e che li segue dicendo: "la maggior parte di loro lo fa, allora
anch'io posso farlo", questo impedisce di prendere il Corano come unica
guida. |